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TANTI GIOVANI A CINISI PER PEPPINO IMPASTATO


31 anni non sono trascorsi invano dalla morte di Peppino Impastato, la figura più significativa dell’antimafia siciliana è più che viva che mai. Le immagini dei giovani del 2009 che sfilano lungo le strade di Cinisi con cartelloni e slogan contro la mafia, sono la conferma appunto che Peppino è morto per fare rinascere la Sicilia alimentando quella cultura antimafia oggi patrimonio dei giovani siciliani. A Cinisi, sabato scorso, in tanti si sono dati appuntamento da tutta Italia per onorare la memoria di Peppino Impastato. Un autobus è partito anche da Adrano e sul pullman si sono raccolti giovani di Adrano, Biancavilla e Paternò per simboleggiare che c’è un “triangolo della vita” che spera nel futuro. A Cinisi hanno partecipato alla marcia antimafia poi visitato la Casa Memoria degli Impastato, oggi simbolo della vera casa antimafia siciliana. Tappa ovviamente anche a radio Aut, a Terrasini, l’emittente radiofonica dalla quale venivano sbeffeggiati e mafiosi. Dunque, anche quest’anno festa a Cinisi in nome di Peppino, la cui vita continua a vincere sulla morte. E la sua frase più bella rimane il simbolo della Sicilia che non muore: “I miei occhi giacciono in fondo al mare, nel cuore delle alghe e dei coralli”.


TVA lunedì 11 maggio 2009  

TERRA BRUCIATA 2. ALTRI 13 PROVVEDIMENTI DELLA DDA


La Dda di Catania continua a fare “Terra bruciata” sulle cosche mafiose di Adrano che si contrappongono per la supremazia sulle attività illecite del territorio, sale cosi a 43 il numero dei provvedimenti restrittivi emessi nei confronti di adraniti indicati come affiliati ai clan locali. Dopo l’esecuzione dei 25 provvedimenti dei giorni scorsi, sono state eseguite altre 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere: 12 sono state notificate in varie carceri ed una eseguita in Sardegna. Questo l’elenco dei destinatari delle 13 ordinanze: Giuseppe La Mela, di 36 anni, Francesco Vitanza, di 42, Salvatore Foti, di 50, Vincenzo Rosano, di 41, tutti detenuti, Bartolo Restivo, di 47 catturato in Sardegna. E poi ancora Giuseppe Scarvaglieri, di 41 anni, Alfio Di Primo, di 42, Pietro Severino, di 52, Giuseppe Santangelo, di 40, Valerio Scalisi, di 19 anni, Ivan Atri, 19enne, Antonino Liotta di 37 anni e Alfredo Liotta di 38. Ai 13 indagati sono stati contestati, a vario titolo, gravissimi reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, a quella finalizzata al traffico di droga, contestati anche omicidi, tentati omicidi, estorsioni e detenzione illegale di armi. Dunque in due fasi, l’operazione di polizia “Terra bruciata”, complessivamente ha portato all’emissione di 43 ordinanze di Custodia Cautelare in Carcere, 37 quelle eseguite, mentre in 5 sono sfuggiti alla cattura, infine il Gip nei confronti di un altro soggetto non ha emesso il provvedimento cautelare ritenendo insussistenti le esigenza cautelari per motivi di salute.


TVA giovedì 7 maggio 2009  

INCIDENTE A MOTTA S. ANASTASIA. MUORE CENTAURO


Un impatto violentissimo, con l’uomo sbalzato dal sedile della sua moto, per finire sul selciato e morire all’istante. Si è spenta così la vita di A.C., 55 anni, di Motta Sant’Anastasia, deceduto a causa di un incidente stradale questa mattina, mentre era diretto al lavoro. Il sinistro è avvenuto in territorio di Motta poco dopo il cimitero germanico. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, l’uomo a bordo di una Yamaha 600, ha urtato contro una BMW 120, con alla guida un ventottenne, M.S. di Catania. La dinamica, come detto, è ancora tutta da chiarire. Unici dati certi è che i due mezzi andavano nella stessa direzione al momento dell’impatto, avvenuto alle 8 di questa mattina. Il centauro, diretto nella frazione di Piano Tavola dove lavorava come operaio, è morto all’istante.


TVA mercoledì 6 maggio 2009  

"TERRA BRUCIATA" SULLE COSCHE RIVALI DI ADRANO


Un intervento urgente per evitare altri omicidi, evitare che un’autobomba scoppiasse nella piazza centrale di Adrano. C’è questo e altro ancora nell’operazione denominata “Terra bruciata” che ha portato all’esecuzione di 27 fermi nei confronti di appartenenti a clan mafiosi rivali, due le persone sfuggite alla cattura. I provvedimenti sono stati emessi dalla Dda di Catania ed eseguiti dalla Squadra Mobile di Catania e dal Commissariato di Adrano. Un’autobomba, dunque era pronta per eliminare Alfio Sant'Angelo che era alla guida del clan rivale. Sarebbe stato questo il piano della cosca Scalisi, di Adrano, sventato appunto dalla Procura. L’inchiesta tratta anche di un triplice omicidio, di un delitto e di alcuni tentati di omicidi. L'operazione Terra bruciata ha permesso alla Dda di ricostruire le dinamiche interne ai due clan rivali, i Santangelo alleati della "famiglia" Santapaola e gli Scalisi legati ai Laudani, e alla crescente contrapposizione tra le due cosche per la gestione degli affari illeciti ad Adrano sfociata in una sanguinosa faida. Tra i fermati ci sono 12 presunti esponenti del clan Santangelo, legato alla cosca Santapaola. Sono Alfio Santangelo, di 46 anni, Antonino Quaceci, di 39, Antonino Bulla, di 26, Piero Caruso, di 35, Nino Crimi, di 29, Salvatore Crimi, di 23, Antonino La Mela, di 34, Agatino Petronio, di 31, Alessio Samperi, di 24, Gianni Santangelo, di 26, Carmelo Sardo, di 47, e Carmelo Scafidi, di 41. Della cosca Scalisi sono stati fermati 13 presunti esponenti: Carmela Scalisi, di 61 anni, Camelo Scafidi, di 42, Francesco Coco, di 32, Carmelo Chiaromonte, di 48, Antonio Scarvaglieri, di 35, Graziano Napoli, di 25, Antonio Scalisi, di 31, Salvatore Severino, di 30, Marcello Stissi, di 36, Giuseppe Chiaramonte, di 24, Salvatore Chiaramonte, di 20, Giosuè Lanza, di 19 ed Antonino Sanfilippo, di 33. I reati ipotizzati a vario titolo sono associazione mafiosa, omicidio, traffico di droga e estorsione.


TVA giovedì 30 aprile 2009  

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